Perché non tutte le tecniche vanno bene per tutti (e perché è normale)

Una delle convinzioni più diffuse, e allo stesso tempo più limitanti, è l’idea che una tecnica energetica o spirituale debba andare bene per tutti. Come se il Reiki dovesse piacere a chiunque lo provi, come se la meditazione dovesse sempre funzionare, o come se l’EFT fosse efficace allo stesso modo su tutte le persone. Ma la verità è che non esiste una tecnica universale, proprio perché non esiste una persona uguale all’altra. È assolutamente normale che qualcuno trovi nel Reiki la propria strada principale, mentre qualcun altro non senta alcuna risonanza. È normale che la meditazione per alcuni sia un rifugio e per altri una fatica. E allo stesso modo è normale che l’EFT liberi certe persone in profondità, mentre su altre sembri lavorare in modo più leggero.

Questo non ha nulla a che fare con la qualità della tecnica, né con il valore della persona. Dipende semplicemente dal tipo di energia che ognuno di noi sta vivendo in quel momento della sua vita. È importante capire che non c’è nulla di sbagliato se una tecnica non ci piace. Non significa che non siamo “portati”, non significa che non siamo abbastanza spirituali, non significa che stiamo sbagliando qualcosa. Significa, semplicemente, che quella tecnica non è in sintonia con il nostro stato attuale. Le pratiche energetiche non sono dogmi: sono strumenti. Sono come chiavi. Alcune aprono porte specifiche, altre ne aprono di diverse. E nessuno si aspetta di aprire tutte le porte con la stessa chiave.

Un altro aspetto fondamentale è che la nostra relazione con le tecniche cambia nel tempo. Una pratica che non ci diceva nulla anni fa può diventare preziosa oggi, e una tecnica che all’inizio ci entusiasmava può perdere efficacia quando la nostra energia cambia direzione. Non dobbiamo incastrarci in un’identità del tipo “io sono quello che fa Reiki” o “io sono quello che medita”. Dobbiamo lasciarci liberi di evolvere. Dobbiamo ascoltare ciò che la nostra energia ci chiede adesso, non ciò che abbiamo deciso anni fa.

La cosa più importante da ricordare è che non dobbiamo forzarci ad amare una tecnica solo perché è famosa, o perché piace a molti, o perché ha funzionato per gli altri. È la tecnica che deve adattarsi a noi, non il contrario. Il vero obiettivo non è trovare la pratica perfetta, ma trovare ciò che ci aiuta davvero nel momento presente. La tecnica giusta è quella che ci fa sentire più centrati, più lucidi, più in equilibrio. La tecnica giusta è quella che ci sostiene, non quella che ci appesantisce.

Accettare che non tutte le tecniche vadano bene per tutti significa accettare la nostra unicità. E, paradossalmente, è proprio questa libertà che rende possibile un percorso spirituale autentico, personale e profondamente trasformativo.

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