Quando qualcuno dice che un trattamento Reiki “non ha funzionato”, in realtà quasi mai si tratta di un vero fallimento del Reiki. Piuttosto, ci sono alcune condizioni, interne o esterne, che possono rendere meno evidente il risultato. Non è una questione di energia che non arriva: è una questione di come il corpo, la mente e le aspettative influenzano il processo. Ci sono almeno cinque cause principali che possono creare questa sensazione.
La prima causa è un’aspettativa troppo precisa. A volte chi riceve il trattamento si aspetta un risultato immediato, definito e magari identico a ciò che ha letto o sentito da altri. Ma il Reiki agisce in modo naturale e personalizzato. Se l’aspettativa è rigida, si rischia di non percepire ciò che realmente sta avvenendo, perché l’attenzione è focalizzata su ciò che “dovrebbe accadere”, invece che su ciò che sta accadendo davvero.
La seconda causa è una forte resistenza interiore. Non è una resistenza cosciente; spesso si tratta di un blocco emotivo o mentale che la persona porta con sé da tempo. Questa resistenza non impedisce al Reiki di agire, ma rende più lenta la risposta. È come se l’energia trovasse una porta semi-chiusa: può entrare, ma il passaggio è più stretto. In questi casi il Reiki sta comunque lavorando, semplicemente serve più tempo.
La terza causa è la mancanza di riposo dopo il trattamento. Molte persone, appena finito il trattamento Reiki, tornano immediatamente alla frenesia quotidiana. Questo interrompe il processo, perché il trattamento non termina quando il praticante stacca le mani, bensì continua nelle ore successive. Se non si dà al corpo lo spazio per integrare, è normale percepire poco o nulla.
La quarta causa è un eccessivo coinvolgimento emotivo del praticante. Chi pratica Reiki deve essere centrato e neutro; se è troppo ansioso di “fare bene” o di ottenere un risultato, questa tensione interferisce. In questi casi il Reiki scorre, ma non in modo fluido. È un aspetto che riguarda soprattutto chi è alle prime armi, ma è importante ricordarlo perché incide parecchio sulla qualità del trattamento.
La quinta causa è la crisi di guarigione. A volte il Reiki sta lavorando molto bene, ma la persona interpreta alcuni effetti come se fossero “un errore”. Se emergono emozioni, stanchezza o vecchie sensazioni, non significa che il trattamento non ha funzionato: significa che l’energia sta riorganizzando qualcosa in profondità. Il risultato finale arriva dopo questa fase, non durante.
In realtà, il Reiki funziona sempre: ciò che cambia è la nostra capacità di percepirlo o la velocità con cui i risultati diventano evidenti. Quando si capiscono queste dinamiche, si scopre che un trattamento non è mai “inutile”: anche quando sembra che non accada nulla, qualcosa si sta muovendo.
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